L’idea originaria era stata concepita dal proposto Giuseppe Massai, ma fu soprattutto grazie al lascito testamentario di Eugenio Ciapetti che nel 1906 fu avviata la realizzazione della Casa di Riposo “EMD Ciapetti”, la quale quest’anno celebra i suoi 120 anni di attività con un incontro dedicato alla “cura dei fragili”, in linea con le finalità solidaristiche dello statuto e l’obiettivo nobile del suo benefattore. La celebrazione dell’anniversario si terrà sabato 17 ottobre 2026 (ore 9.30) nella Chiesa di San Francesco, con la partecipazione di numerose autorità e le testimonianze portate dai rappresentanti di enti e associazioni di volontariato che prestano il loro impegno a beneficio della comunità di Castelfiorentino.
Dopo i saluti e l’introduzione del presidente, Mons. Alessandro Lombardi (Provicario Generale dell’Arcidiocesi di Firenze), interverranno Stefania Saccardi (Presidente del Consiglio Regione Toscana) che parlerà sul tema “Una Regione che si prende cura..”, Franco Doni (Direttore Sds Empolese Valdarno Valdelsa) su “Territorio e servizi alla persona”, Francesca Giannì (Sindaca di Castelfiorentino) su “La responsabilità di guidare un Comune che si fa Comunità”, e Suor Leena Vadackakathu (Suore Oblate Ospedaliere Francescane) su “Una vita dedicata alla cura”. A seguire, le testimonianze di Don Leonardo Tarchi (Proposto di Santa Verdiana), Don Lorenzo Mancini (Parroco Santa Maria della Marca), Paolo Regini (Presidente Ente Cambiano Scpa), Andrea Strambi (Governatore Misericordia Castelfiorentino), Carla Dai Zotti Monsacchi (Presidentessa AVO), Gabriella Cantini (Presidentessa Auser), e infine André Casaca e Flavia Marco (Teatro C’Art) che stanno portando avanti il progetto “Una bella visita” presso le Case di Riposo. A moderare i lavori Alessandro Martini (consigliere “EMD Ciapetti”), mentre le conclusioni saranno affidate al Presidente della Fondazione E.M.D. Ciapetti, Mons. Alessandro Lombardi
Al termine della mattina (intorno alle 12.00) è prevista la piantumazione di un albero di fronte alla struttura e, a seguire, l’inaugurazione della nuova cucina. Come si ricorderà, la casa di riposo, oggi Fondazione E.M.D. Ciapetti, prende il nome non solo da Eugenio Ciapetti, ma anche dalla moglie Maria e dal figlio Domenico, scomparso in giovane età
“La bellezza di questo evento sta nel fatto – afferma mons. Alessandro Lombardi, Provicario Generale dell’Arcidiocesi di Firenze e Presidente della Fondazione E.M.D. Ciapetti – che pur nell’occasione di un anniversario così importante non intende farne un’autocelebrazione. Quando 120 anni fa il Proposto Massai raccolse le forze migliori del paese perché gli era impensabile che si potesse morire di solitudine dentro il tessuto vivo di una comunità e dunque riteneva necessario attivarsi con generosità creativa nel rispondere a una domanda, nel risolvere un problema, sono sicuro che la sua preoccupazione non fosse quella di generare un’opera così duratura ma di assicurare una pronta azione di amorevole squisitamente evangelico per non essere di quelli che dicono ma non fanno, che vedono e fanno finta di non vedere, che sanno di un bisogno e pensano che sarà compito di altri farsene carico. Celebrare a 120 anni di distanza “la forza di una comunità nella cura dei più fragili” ci chiede oggi di aprire gli occhi per essere profetici nelle scelte e innovativi nelle soluzioni. Allora si fece qualcosa che non c’era, oggi – mentre custodiamo quanto abbiamo ricevuto – ci interroghiamo se non ci sia chiesto altro e altrimenti. Un’opera più che centenaria non ci autorizza a bearsene stando comodamente seduti sulle spalle di chi ci ha preceduto e che le scelte e le fatiche necessarie le ha fatte, anche rischiando. È un pungolo: come qui e oggi ci è chiesto di non trascurare le grida silenziose di aiuto che rischiano di passare inascoltate? Intanto, non ci stanchiamo di amare e servire quanti giungendo nelle nostre strutture cercano cura e casa, affetto e comprensione. Oggi come ieri: perché nessuno resti solo”.
“Riflettere e confrontarsi, oggi, su cosa possiamo fare come istituzioni per prendersi cura delle persone fragili – sottolinea la Sindaca, Francesca Giannì – rappresenta una delle priorità del mio mandato, in cui solidarietà e impegno civico trovano una sintesi virtuosa nell’azione quotidiana svolta da tante associazioni di volontariato, e non solo, di Castelfiorentino, che come Comune siamo impegnati a sostenere utilizzando tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione affinché vadano a beneficio delle fasce più deboli popolazione. Celebrare i 120 anni di questa struttura, pertanto, lungi da scadere nella retorica commemorativa, è per me e la Giunta Comunale un’opportunità di verifica importante, da cui ripartire con maggiore determinazione per mettere in campo, in collaborazione con la Società della Salute che ho l’onore di presiedere, la Regione Toscana, i soggetti e gli enti del nostro territorio, tutti gli interventi di cui abbiamo bisogno affinché nessuno si senta abbandonato.”
“I 120 anni della Casa di Riposo Ciapetti – ha detto la presidente Saccardi – raccontano la storia di una comunità che ha saputo trasformare la solidarietà in una responsabilità concreta e duratura. Già all’inizio del Novecento, i suoi fondatori avevano compreso che una società è davvero civile quando non lascia indietro nessuno e riconosce dignità e attenzione alle persone più fragili. Oggi, come allora, prendersi cura degli anziani significa unire professionalità, umanità e vicinanza, mettendo al centro la persona e la sua storia. In una società che invecchia, è fondamentale rafforzare la collaborazione tra istituzioni, servizi sanitari e sociosanitari, famiglie e comunità locali, perché la cura non può essere lasciata soltanto alla buona volontà dei singoli. La Casa di Riposo Ciapetti rappresenta un punto di riferimento importante per Castelfiorentino e per tutto il territorio. A chi, in questi 120 anni, ha contribuito a costruire e mantenere viva questa realtà, e a chi ogni giorno continua a farlo con impegno e dedizione, va il mio ringraziamento. La sua storia ci ricorda che la forza di una comunità si misura anche dalla capacità di prendersi cura dei più fragili e di fare in modo che nessuno si senta solo nei momenti di maggiore bisogno”.

